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Reportage di un viaggio in Fivet

Come la Fecondazione in Vitro Eterologa può segnare una parte della tua vita

Fotografia, editing e post produzione: Michele Abriola

Reportage di un viaggio in Fivet

4 segreti per un wedding perfetto

Quando sei una donna arrivi ad una parte della vita in cui comprendi che non sei più come eri ieri e che vuoi cambiare il tuo presente per confermare te stessa nel futuro.

All’età di 20 anni non avresti mai pensato di preoccuparti così incessantemente del tuo io nel futuro.

Non sai bene quando, ma ad un certo punto succede che ti senti diversa, ti vedi diversa, ti vivi diversa. Soprattutto se alla base di questa tua diversità c’è l’impossibilità di concepire. Allora si che ti si accende una miccia. Un piccolo fuoco che si trasforma pian piano in un incendio che ti divora dall’interno, perché ti rendi conto che qualcuno, senza neanche avertelo chiesto, violandoti del tutto, ti ha privato di uno dei più grandi doni che la vita possa darti, ovvero quello di dare la vita a tua volta.

Ci sono figli cercati con una forza incredibile. Un figlio rappresenta un bisogno primario, un richiamo ancestrale e un desiderio che scoppia prepotente in una donna. 

La sua assenza può diventare opprimente e devastante. Soprattutto per la coppia che sembra subirne tutte le pressioni.

Questo è il motivo che porta molte donne a gonfiarsi di medicine, e spinge la coppia a intraprendere la strada lunga ed estenuante della fecondazione artificiale, un percorso pieno di emozioni, di paure, di gioie e di delusioni, un percorso che assomiglia a una personale via crucis.

Inizia il lungo calvario, di prove e controprove, una lista infinita di indagini per capire di chi è la colpa di tutto, ma che poi non è di nessuno, lo si sa benissimo, nessuno può né deve incolpare nessuno, anche se la testa e il cuore certe volte sembrano non appartenere allo stesso corpo tanto la pensano diversamente.

La verità è che non ci capisci più nulla. Che ti senti spesso sola ed esclusa e provi un senso di vergogna o fallimento.

Allora ti affidi ai medici. Anche se in verità non tanto ti andrebbe di consegnare la tua totale fiducia nelle mani di estranei. E ti girano intorno. Ti dicono cose, e si inizia a parlare, parlare…E ti senti speranzosa ma delusa. Non solo hai a che fare con i tuoi ormoni impazziti, ma anche con questi continui sbalzi emotivi da controllare!

Ad un certo punto ti parlano di fecondazione assistita. Sembra una soluzione, poco allettate è vero, ma pur sempre una soluzione. 

Così inizi un viaggio personale, intimo  e viscerale verso l’ignoto.

Già, perché non sai bene se arriverai al risultato sperato. Te l’hanno detto tutti, medici, consulenti, esperti, l’hai letto e riletto: non c’è nulla di certo. 

Questo diventa ancora più frustrante all’inizio, ma ti dici di non pensarci adesso, perché ancora non è tempo. 

È poi tutta una questione di tempo, quella che accompagna le coppie (se la donna ha la fortuna, almeno emotiva, di essere seguita da un partner) che intraprendono un percorso FIVET. 

Tempo da controllare, scadenzare e calcolare a puntino. Non esiste più il tempo normale in cui vivi ma vieni proiettato in un “tempo mangia tempo”: le liste d’attesa dei centri pubblici (per poi rivolgersi, per lo più, ai centri privati), calcolare e attendere l’unico ciclo di fertilità mensile, programmare il tempo giusto per impiantare l’ovulo, l’attesa infinita dei risultati di un ciclo di fecondazione.

Un dato importante è che chi si sottopone alla fecondazione assistita sa che le chance di successo dipendono da moltissimi fattori: numero di embrioni disponibili, età della donna, causa dell’ infertilità e infine e variano tantissimo da coppia a coppia (o da donna a donna).

Alcune delle prospettive meno allettanti che le coppie hanno davanti possono essere davvero demotivanti: embrioni che non attecchiscono, aborti spontanei, insorgenza di malattie gravi dovute ad alterazioni genetiche che conducono al ricorso dell’aborto terapeutico sono solo alcune delle conseguenze di questo viaggio. 

C’è poi tutta la parte delle iniezioni di ormoni durante il trattamento, la stimolazione ovarica, che talvolta può anche avere fastidiosi effetti collaterali come nausea, vampate, emicrania, per citarne solo alcuni.

La stimolazione ovarica è solo il primo passaggio di tutta una serie di fasi da seguire nella procreazione assistita:

  • prelievo degli ovociti
  • fecondazione in laboratorio
  • trasferimento e impianto nell’utero 

E attesa. Decine, centinaia, migliaia momenti di attesa.

Tutti coloro che hanno intrapreso il percorso di procreazione assistita sono inevitabilmente diversi dopo. 

Ci sono stati dei cambiamenti nel corpo, nello spirito che si prova ad accogliere, accettare, comprendere.

Non è certo facile uscire fuori da questo percorso che ha costretto a vivere in una “terra di mezzo” per un periodo più o meno lungo dell’esistenza, dove tutto ogni giorno sembra incerto.

 A molti può sembrare di aver vissuto praticamente in mezzo ad un tunnel, dove vedi la luce solo dalla porta di ingresso da cui sei entrato e alla fine del tunnel, quando ne esci. Perché prima o poi ne esci, sia che la fecondazione riesca oppure no.

Che vada bene o male, la fecondazione assistita in vitro lascia qualcosa di indelebile dentro a cui non ci si può preparare prima. Comunque è una scelta consapevole, fatta in maniera cosciente e responsabile.

È giusto combattere per diventare genitori, intraprendere una battaglia personale è uno dei modi per auto affermarsi e sentirsi più veri o più giusti forse. 

E come ogni battaglia combattuta lascia inevitabilmente delle ferite e delle cicatrici con le quali devi imparare a convivere.

Non ci saranno mai le domande giuste da fare e non ci saranno mai abbastanza risposte che potranno darti sazio.

La scienza è un magnifico strumento, a volte anche molto crudele poiché ti porta a spingere al massimo i tuoi limiti di sopportazione. Provare e riprovare può sembrarti un sacrificio banale rispetto al risultato finale.

Solo che dall’altro lato della bilancia c’è anche la possibilità di non riuscire, cosa che può lasciare dentro ancora più vuoto.

Il percorso di procreazione assistita inevitabilmente mette una donna davanti a prove e fallimenti, la porta a combattere contro i suoi demoni e a raccontarsi una verità senza per questo averne vergogna o sentirsi diversa.

Mi meraviglia sempre la fantastica capacità delle donne di crescere e imparare da ogni lezione che la vita pone loro dinnanzi  e la loro straordinaria voglia di superare le sfide e le delusioni e uscirne sempre nel migliore dei modi.

 “Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono, per questo si chiama Presente

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