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Marocco una meravigliosa avventura
Editing e fotografie: Michele Abriola
Marocco una meravigliosa avventura

Il Marocco è un paese incredibile, riserva sorprese e paesaggi mozzafiato e la possibilità di esplorare luoghi e popolazioni.
Nel nostro viaggio, accompagnati da un fixer, abbiamo avuto la possibilità di soffermarci a documentare luoghi di incredibile bellezza, in questa prima parte vi raccontiamo gli Amazigh e le concerie di FesMarocco una meravigliosa avventura

Chi sono i berberi del Marocco?

Il nome “berbero” fu dato a questo popolo dai romani come sinonimo di barbari. Ma i berberi si definiscono orgogliosamente Amazigh, ovvero “persone libere” o “uomini nobili”.
La storia del popolo berbero nell’Africa settentrionale è ampia e diversificata. I berberi sono le popolazioni indigene del Nord Africa, ad ovest della Valle del Nilo. Marocco una meravigliosa avventura

Contrariamente all’immagine romantica e popolare che ritrae i berberi come nomadi che attraversano il deserto con i cammelli, la loro attività principale è l’agricoltura sedentaria, che svolgono nelle montagne e nelle valli. È qui infatti che, dopo secoli di nomadismo, queste popolazioni si sono stanziate, non certo senza spostamenti.

Cultura berbera e curiosità culinarie.

I berberi erano cristiani, ebrei o animisti (coloro che credono che non siano solo gli umani ad avere anime e spiriti, ma che tutte le piante, gli animali e persino la terra siano spirituali, collegandoci tutti l’uno all’altro). Dopo l’invasione da parte degli arabi nel VII secolo, i berberi furono costretti a convertirsi all’Islam.
I berberi mangiano con le mani, ed utilizzano il pane per sollevare il cibo e portarlo alla bocca. Il pane è una delle pietanze che non manca mai in una casa berbera e tutti sanno realizzarlo per proprio conto. Con esso si accompagnano piatti come il Tajine (che prende questo nome dalla pentola di terracotta a forma di vulcano in cui viene cucinato) o il couscous. Marocco una meravigliosa avventura

Cosa significa essere Berbero oggi?

La vita quotidiana dei Berberi è imperniata su uno stile di vita nomade: sono per lo più dediti all’agricoltura e al commercio.
Molte comunità sono abituate a spostarsi per garantire al bestiame ampi pascoli, acqua e riparo. Durante questi spostamenti le donne ne approfittano per raccogliere diversi tipi di erbe con le quali tingeranno la lana e cotone e da cui intessono particolari prodotti manifatturieri come tappeti e arazzi, i famosi Kilim, che vengono venduti nei suq, i tipici mercati locali. Ma l’arte berbera riguarda anche la creazione di diverse opere di artigianato come ceramiche, mobili, cuscini, tessuti e gioielli.

Sebbene le comunità berbere si trovino in tutte le regioni del Marocco (esistono decine e decine di tribù),le loro terre d’origine sono le aree rurali e spesso montuose come le montagne dell’Atlante e del Rif e il deserto.

La verità è che oggi la vita dei Berberi non è solamente nomade. Marocco una meravigliosa avventura

In cosa consiste la divisione tra Berberi e Arabi?

Nella storia recente, si pensava che il paese fosse diviso approssimativamente tra i berberi che vivevano in gran parte nelle catene montuose dell’Alto Atlante, Medio Atlante e Rif del Marocco, e gli arabi che detenevano le città e le valli. Tuttavia questa divisione è meno ovvia e netta ai giorni nostri, sebbene insista ancora una certa divisione storica e culturale nel riconoscere ufficialmente questo popolo come originario del Marocco.

I berberi vivono in comunità, gli uomini si prendono cura del bestiame e delle attività agricole e le donne si occupano della famiglia e dell’artigianato. I villaggi berberi si trovano spesso in destinazioni remote, a volte senza rifornimento idrico o elettricità. Marocco una meravigliosa avventura

Proprio per questo motivo queste comunità montane del Marocco spesso non dispongono delle infrastrutture di base necessarie per progredire nel mondo moderno di oggi e si trovano ben lontane da servizi essenziali come l’assistenza sanitaria e l’istruzione.

Il governo Marocchino ha da sempre portato avanti la cultura araba e per questo alcuni gruppi Amazigh si sono sentiti a lungo trascurati dallo stesso governo.

Gli ultimi anni però hanno visto enormi sviluppi in termini di pari riconoscimento, tra cui l’aggiunta dei nomi tradizionali di Amazigh a elenchi di nomi approvati che possono essere registrati dopo la nascita ad un bambino.

La lingua Amazigh, il Tamazight, è principalmente di natura orale ed è diversa dall’Arabo, ma le popolazioni berbere utilizzano e conoscono l’alfabeto arabo. Nonostante non abbia una tradizione scritta, la lingua Berbera è stata oggi riconosciuta e, insieme all’Arabo, è una delle due lingue ufficiali del Marocco, mentre il francese è la lingua degli affari, del governo e della diplomazia. Marocco una meravigliosa avventura

Nonostante i recenti riconoscimenti da parte del governo nei confronti degli Amazigh, ciò non vuol dire che la nazione sia in perfetto stato di armonia; vi sono ancora moltissime tensioni e rimostranze da parte di alcuni gruppi berberi che sentono di essere trascurati e che credono che manchi ancora molto affinché tutti i marocchini vengano trattati in modo equo.

Gli Amazigh sono un popolo aperto e riconoscente, amano la loro cultura e le loro tradizioni e proprio per questo, come è giusto e come ogni popolo fa, tendono a difenderla e a preservarla. Marocco una meravigliosa avventura

Le concerie di Fes

Se viaggiate in Marocco, scoprirete che una delle maggiori attività commerciali riguarda il commercio di borse, cappotti, babouches (le tipiche scarpe marocchine a punta) e ogni altro tipo di artefatto in pelle, e che questa attività artigianale è svolta in maniera praticamente rudimentale, proprio come si faceva in antichità.

In un’epoca di grandi trasformazioni tecnologiche questo tipo di attività svolta manualmente è
davvero una “gemma rara”, sia da osservare che da concepire.

Dalla raccolta delle pelli di vacca, capra e pecora, passando per l’asciugatura delle stesse lungo le strade in quartieri dedicati, fino alla concia nelle concerie.

Questa attività è tramandata di generazione in generazione e dimora tra le tradizioni più antiche dei popoli del Marocco. Le persone imparano si dal momento in cui possono dedicarsi al lavoro.
Moltissime di loro sono davvero orgogliose di realizzare la concia proprio come i loro antenati facevano mantenendo viva una così antica tradizione. il commercio di pelletteria in Marocco vale di più di 200.000 dollari americani e il tradizionale metodo di concia impiega circa 36.000 persone.

Non sempre è facile entrare nelle concerie ed è estremamente difficile, senza l’aiuto di un fixer, riuscire a documentare da vicino il lavoro svolto nei dettagli. Di solito i Marocchini tentano di definire la visita in conceria come una vera rarità di cui godere e appropriarsi in quanto turista occasionale. Capita, infatti, di essere “accompagnati” in questi luoghi da gente del luogo che delega la visita a veri e propri ciceroni del quartiere, non senza un compenso (non sempre espressamente richiesto in precedenza).

I turisti sono generalmente ignari rispetto a tutte queste dinamiche, ma sappiate che veri e propri gruppi organizzati cercano di trarre profitto anche dalle visite in luoghi appartenenti alla cultura e alle tradizioni marocchine. Dunque preparatevi, nonostante i marocchini siano un popolo cordiale e accogliente, non sempre tutti i gesti di sfrontata ospitalità potranno risultare del tutto disinteressati.

Organizzazione delle concerie marocchine.

La conformazione delle concerie in Marocco segue pedissequamente il processo di concia e tintura delle pelli. Una serie di vasche con diversi liquidi all’interno si susseguono quasi a perdita d’occhio.

Qui siamo a Fes e la principale conceria è Chouara che si trova nel cuore della Medina.
Fes (Fez-Meknes) è una delle città imperiali del Marocco e custodisce, come tutte, storia, cultura e tradizioni e quella della concia delle pelli è tra le più antiche tramandate sino ai giorni nostri.

Il processo che porta le pelli a diventare finalmente trattabili per essere trasformate in borse o altro è davvero impressionante (o almeno lo è certamente per noi europei).

Le pelli vengono prima immerse in una miscela di urina di mucca, calce viva, acqua e sale. Questa mistura caustica aiuta a rompere la pelle dura, allentare il grasso in eccesso, far cedere la carne e i peli che rimangono attaccati su di esse. Le pelli restano immerse per due o tre giorni, dopodiché i conciatori eliminano le fibre e il grasso in eccesso per preparare le pelli alla tintura.

Successivamente si passa ad un un’altra serie di vasche contenenti una miscela di acqua e cacca di piccione e solo alla fine verrà la tintura. La cacca di piccione contiene ammoniaca che funge da ammorbidente che consente alle pelli di diventare malleabili in modo che possano assorbire il colorante.

L’odore qui è talmente pungente che molte guide (non sempre ufficiali, come vi spiegavo) forniscono rametti di menta fresca ai visitatori per aiutarli a superare questo inconveniente durante le visite.
Alla fine di tutto il processo le pelli vengono lasciate asciugare al sole e sono successivamente vendute agli artigiani per la lavorazione e la trasformazione.
Nel processo sono coinvolti tantissimi marocchini e si lavora in periodi precisi dell’anno.

Termina qui la prima parte dedicata al Marocco, se desideri maggiori informazioni, ti invito a visitare il mio sito internet.