Il potere delle immagini
Fotografie, editing e post produzione: Michele Abriola
Testo: Valeria Nolè

“Se sapessi raccontare una storia con le parole, non avrei bisogno di trascinarmi dietro una macchina fotografica”.

Questa frase di Lewis Hine, sociologo, educatore e fotografo americano, racchiude forse il senso vero che la fotografia porta con sé. Il racconto. Quando, poi, una fotografia riesce a “smuovere”, toccando la sfera emotiva di ciascuno di noi, possiamo sicuramente affermare che diventa anche efficace.

Il potere delle immagini, altamente evocativo, infatti è proprio quello di andare oltre il dato rappresentato. Oltre la razionalità. L’efficacia di quell’istante si raggiunge solo quando si genera cambiamento.

Quando si genera partecipazione, empatia, quando si riesce a cambiare il modo di vedere le cose. Superando quelle barriere che ciascuno di noi ha e arrivando dritto al cuore.

Questo è quello che fa una fotografia definita sociale, che non ha l’ambizione di raccontare una verità, né di dare risposte, ma solo di porre una questione, facendo riflettere. In parte, è quello che succede qui, in questi scatti, attraverso un sottile esercizio di osservazione.
Prima della conoscenza dei fatti che hanno portato allo stato delle cose, ciò che emerge, quasi con prepotenza, è il senso di abbandono.
Un abbandono oggettivo, che è dato dallo stato in cui versano quei luoghi.
E un abbandono silenzioso, che ci riporta oltre ciò che vediamo, che ci “smuove”, rendendoci partecipi dell’atmosfera di quelle immagini. È a questo tipo di efficacia che ci si riferisce quando si raggiunge la partecipazione empatica dell’osservatore.

L’occhio del nostro obiettivo ci mostra una realtà che gli sta a cuore, che gli interessa, che vuole raccontare con l’intento di far nascere in chi la vedrà lo stesso desiderio di condivisione,lo stesso desiderio di cambiamento! Poi, se in questo gioco di continua scoperta tutto è andato secondo i “piani”, nasce il vero desiderio di conoscenza.

Del perché quella terra incontaminata, naturale oasi di pace, sembra essere stata dimenticata da tutti. Egoismo? Incapacità?
Quel che resta,alla fine però, è solo un senso di amarezza. L’amarezza che ci lascia il degrado di quei luoghi pieni di storia, spesso cornice di momenti di allegria. Che ora, nascosti da una vegetazione invadente, sembrano voler “gridare” al mondo il loro grande desiderio di rinascita.

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