Fotografia street, ma quale?

La fotografia Street, più di altri generi, rappresenta spesso un rifugio, una valvola di sfogo attraverso la quale il fotografo cerca di far convergere in una visione personale i propri istinti, i propri sentimenti, la propria visione del mondo circostante, un mondo spesso esistente nel proprio sogno ad occhi aperti.

Molti sono i fotografi street che hanno caratterizzato il nostro tempo imprimendo, ognuno a suo modo, la propria personale visione.

Tuttavia un autore, in particolare a mio avviso, ha incarnato quello che la fotografia street per me rappresenta in pieno: ricerca di un mondo parallelo, interpretazione della dimensione del reale, armonia tonale nel colore.

Parliamo di Saul Leiter, fotografo nato nei primi anni 20, il quale si avvicina inizialmente all’arte della pittura, che non abbandonerà mai, per poi avviarsi alla carriera di fotografo. La sua fotografia street per anni è rimasta nascosta al pubblico, come la parte più intima di noi spesso resta nascosta nel nostro angolo più profondo.

Nella fotografia di Leiter, per lo più a colori e per le strade Newyorkesi, c’è tutta la sua grande passione per la pittura. Le immagini quasi astratte che realizza traguardando i suoi soggetti attraverso una finestra o attraverso un riflesso sembrano strizzare l’occhio alla pittura dell’espressionismo astratto alla quale inizialmente si avvicina in gioventù. La sua fotografia street trasmette una sensazione di calma, una calma colta in un attimo di caos della grande mela.
Quella calma così ben rappresentata che sembra voler rallentare la percezione del tempo nella scena raccontata.

Una fotografia street che fa spesso ricorso ad inquadrature differenti, inquadrature verticali.
Una fotografia dove spesso sono le sole forme poco distinte a far percepire figure umane complete, dove lo spettatore ha il compito di compiere un vero e proprio percorso di immaginazione per ricostruire tutto quello che nella scena è mancante.

E’ questo per me uno dei compiti più importanti della fotografia street, restituire allo spettatore la percezione del proprio mondo mostrandola attraverso la visione “nitida” di una figura umana attraverso un semplice vetro appannato…